Percorrendo a piedi, o in auto, la strada che porta in Paese, proveniendo da Codroipo, ci si imbatte, nella maina dedicata a Sante Sabide. Il piccolo tempietto sorge sulla destra, proprio all'inizio del Paese.

Sante Sabide è una santa immaginaria della tradizione cristiana di Aquileia, che si venerava in tutto il Friuli. Forse nata dall'usanza di celebrare il sabato come giorno festivo.
Il culto di Sante Sabide, secondo il pensiero di Gilberto Pressacco, porta direttamente alle prime comunità cristiane di origine giudaico cristiana alessandrina; comunque sia le origini di questo culto sono tutt'ora sconosciute e le ipotesi sono molte: c'è chi le cerca nella vicinanza della Chiesa di Aquileia all'Ebraismo, chi pensa ad un origine pagana, e ancora chi ci vede un'origine cristiana, derivata dal culto della Madonna.
Nella chiesa di Aquileia il viaggio di Cristo nell'inferno la notte di sabato santo aveva un grande importanza:
« A vignirin sù i massârs che a lavoravin la tiere ad ôr de lagune, là jù, dongje i pins de marine, si sbudielarin su la rive dal Menîr jenfri lis pieris e po si strenzerin la man e a lavorarin e si maridarin insieme. A vignirin altris cuntune crôs e peraulis di amôr su la bocje, e parsore des cjasis, a soreli jevât, e florì fûr la gleseute cristiane de Sante Sabide, e al spontà sù un tor alt cuntun cjampanon de vôs tonde e çondare; e il cimitieri, [...] la crôs ogni matine e ogni sere, devant: “In nomine Patris, Filii et Spiritus Sancti...” Diu al jere ogni dì cun lôr: i fevelavin di fîs, di fradis, di amîs ... e lu blestemavin, ancje, ce no! ma di cûr.»
(Da "Lis liendis vieris" di Dino Virgili)

Testimonianze di questo particolare culto risalgono al Patriarca Paolino, a conclusione del Concilio Provinciale di Aquileia tenutosi a Cividale nel 796-797: in quegli anni i cristiani delle campagne osservavano il riposo il sabato e non la domenica, come i giudei.
Ancora nel 1499 il Patriarca Domenico Grimani prescriveva l'obbligo di lavorare il sabato ai cristiani, e che la giornata non fosse più calcolata festiva.
Tuttavia una nota di Monsignor Agostino Bruno, delegato del Patriarca, durante una visita pastorale in Carnia nel 1603 ne testimonia ancora l'usanza, definendola "molto grave"
Sempre Pressacco sostiene che, in generale, fino all'era di mezzo la Chiesa era interessata a tollerare gli usi di derivazione ebraica ancora vivi nelle zone rurali.
Altri luoghi in Friuli, sono dedicati a questo singolare culto, e tutti legati da un filo che lo studioso C.G. Moro individua nella vicinanza all'acqua.
1 commenti:
bello. e complimenti per la prima foto. molto "indovinata". incuriosisce
Posta un commento